Il re verde
Il 6 febbraio su Prime Video arriva "Finding Harmony"
Buongiorno,
oggi la newsletter vi arriva all’ora del caffè perché stamattina ho avuto un flash che forse è stato la diretta conseguenza dello scambio di battute di ieri sera con un’amica di tastiera Sasha Carnevali.
In realtà Sasha l’ho anche conosciuta di persona lo scorso settembre però essendo lontanissime i nostri scambi avvengono appunto via tastiera. Lei scrive di ambiente, animali, impegno sociale in una newsletter molto interessante qui → https://substack.com/@sashacarnevali
A un commento sulla sua ultima newsletter Sasha ha risposto chiedendomi che fine avesse fatto la mia.
Ecco la situazione è questa e poiché sono iscritta a diverse newsletter molto interessanti mi chiedo ma qual è la mia linea editoriale, che cosa voglio dire qui che sia davvero interessante, che valga la pena di essere letto e non sia solo un papiro autoreferenziale (eh si, ci sono anche quelli).
Poi stamattina ho postato su Instagram la foto della presentazione del documentario “Finding Harmony: A King’s Vision” che uscirà su Prime Video il 6 febbraio e il commento di una follower (grazie Gloria) mi ha fatto riflettere e ho pensato che si, oggi ho davvero qualcosa da dire.
Noi tutti, ora subito, adesso, immediatamente dovremmo ascoltare di più e con maggiore attenzione Sua Maestà Carlo III. Dimenticando battute e boutade sul fatto che non ha il fascino di un dio greco, dimenticando la sua triste vicenda matrimoniale, dimenticando dispute e diatribe familiari, ma ricordando solo che quest’uomo dalla straordinaria lucidità e dall’enorme lungimiranza ci sta indicando da anni l’unica strada da seguire e cioè quella della sostenibilità, dell’armonia con la natura, del confronto e della tolleranza (vorrei anche dire ecumenismo).
“Ho dedicato gran parte della mia vita al ripristino dell’armonia tra umanità, natura e ambiente - dice il sovrano in un frammento di un discorso del 2020 riproposto nel trailer - “francamente, è stata una lotta in salita”.
Nel video il re ricorda con amarezza quando, da adolescente, osservava con orrore la distruzione del paesaggio britannico “in nome del progresso agricolo”. e aggiunge: “dobbiamo perseguire l’armonia se vogliamo garantire che questo pianeta possa sostenere l’umanità.”
Sono sicura che questo documentario lascerà il segno. Sarà guardato, criticato, commentato ma non lascerà indifferenti. Farà rumore.
Ieri sera è stato proiettato in anteprima nella Waterloo Chamber del castello di Windsor davanti a una platea formata dalla crème del mondo culturale, artistico e scientifico britannico - qui il post del profilo The Royal Family - che in massa sta appoggiando il sovrano. Senza se e senza ma. Perché anche se la monarchia non è la loro cup of tea (vedi Benedict Cumberbacht) sanno tutti che la voce del re è decisiva per portare il cambiamento su altri livelli.
Ecco questo è quello che vi volevo dire oggi. Ho sempre enormemente ammirato e apprezzato Carlo III perché da due mondi diversi abbiamo perseguito gli stessi ideali.
Il titolo di questa newsletter deriva proprio da questo: quando facevo il liceo dicevano che ero quella “verde” (e parliamo di anni in cui non era tanto di moda esserlo) però questo mi faceva sentire di avere qualcosa in comune con lui.
E sono sempre stata convinta che avrebbe dovuto essere ascoltato di più ma questo non gli è stato concesso anche per colpa (si, ho scritto proprio colpa) della stampa (soprattutto quella italiana) che lo ha trattato per anni da deficiente (si, ho scritto proprio deficiente) e lo ha reso un’involontaria macchietta da mettere solo in ridicolo.
Poi vabbè tutti pronti a genuflettersi quando è venuto a Roma in visita ufficiale, ma questo è un altro discorso.
Detto ciò ci si rivede qui dopo il 6 febbraio per commentare il documentario pensando sempre con tanto affetto a quel famoso giornalista (italiano) che il giorno seguente alla morte di Elisabetta II scrisse: “Carlo fai l’unica cosa giusta della tua vita, abdica.”
A presto!
Marina
ps non mi ricordo se l’ho già accennato, ma ho un fratello che da vent’anni insegna in una università tedesca. Non si può dire che sia il fratello più presente del mondo però ha molti interessi che si intersecano con i miei (è anche lui uno storico) e scrive piuttosto bene quindi adesso faccio #pubblicitaaggratise alla sua newsletter. Lui parla di cinema e sport, o meglio dello sport nel cinema e adesso si è concentrato sulle Olimpiadi invernali. Lo leggete qui e ditegli che vi mando io perché è un po’ “de coccio” e non ha ancora capito il valore delle community → https://notimeforlosers.substack.com/
Questa newsletter arriva per email però continua a vivere ogni giorno attraverso il suo archivio storico sulla piattaforma Substack che, se prima era solo un sistema per mandare e leggere newsletter, ormai è un social a tutti gli effetti ma molto, molto diverso da tutti gli altri. E oggi guardando l'archivio mi sono resa conto di averne scritte 42 di newsletter in quasi due anni. Non tantissime ma neanche pochissime e sui temi più disparati perché sto ancora cercando il mio "centro di gravità permanente".



Ah, aspetto il documentario! Grazie per averlo portato alla nostra attenzione!
Ho il primo libro su Highgrove, comprato taaaanti anni fa, e studiato per un articolo per il Sole 24 Ore sull’ecologia secondo Charles. Mi ricordo lo stupore della redazione nello scoprire la sua filosofia e con quanta onestà e disciplina la sperimentasse a casa sua per poi poterla insegnare fuori.
Gli voglio bene, a quest’uomo.
Scrollando ti ho trovata, e poi mi ci sono trovata dentro (grazie per la menzione 😘). Ma sai che non mi è arrivato alcun avviso del tuo tag? Adesso ho capito che Substack non avvisa, per queste cose. Citando e taggando abbastanza spesso altre newsletter e note, mi sono assai stupita che mai nessuno avesse commentato o ringraziato… e invece vien fuori che lo devi scoprire “organically”, nello stesso modo in cui il nostro Re preferito fa giardinaggio :)